Autenticità nell’Arte Africana
Il concetto di autenticità nell’Arte Africana deriva dalla convergenza di due elementi fondamentali: l’epoca di produzione dell’opera e il contesto culturale nel quale essa è stata realizzata e utilizzata.
Dal punto di vista cronologico, le opere di Arte Africana Classica vengono generalmente suddivise in quattro grandi categorie:
- Opere di prima generazione, prodotte prima della Prima Guerra Mondiale. A questa categoria appartengono anche le opere del passato più remoto, come terrecotte, bronzi e sculture archeologiche.
- Opere di seconda generazione, realizzate tra le due Guerre Mondiali.
- Opere di terza generazione, prodotte tra il 1945 e il periodo delle indipendenze africane, intorno al 1960.
- Opere di quarta generazione, successive al 1960.
Le opere di prima generazione sono considerate di pieno interesse storico, artistico e collezionistico.
Le opere di seconda generazione possono avere risentito di influenze derivate dall’intensificazione dei contatti e degli echi del gusto europeo. Nell'ambiente collezionistico qualificato sono guardate come opere di confine.
Le opere di terza generazione sono generalmente considerate tarde, prodotte in contesti culturali progressivamente indeboliti e sempre più sensibili alle richieste del mercato. In molti casi presentano un rapporto più incerto con la tradizione rituale originaria e, normalmente, non sono accettate nelle principali mostre internazionali specializzate in Arte Tribale e Arte Africana Classica.
Le opere successive agli anni Sessanta, salvo rare eccezioni, non sono generalmente considerate di interesse storico-collezionistico.
Tecniche tradizionali e contesto rituale
Per quanto riguarda il contesto di produzione e l’uso rituale, un importante punto di riferimento rimane la definizione elaborata durante l’incontro tenutosi a Berna nel 1989 tra conservatori di musei etnografici europei.
Secondo questa impostazione, un oggetto può essere considerato pienamente autentico quando:
- è stato scolpito utilizzando utensili, tecniche e materiali tradizionali conformi alle consuetudini del gruppo di provenienza;
- è stato creato per l’uso interno della comunità;
- è stato effettivamente utilizzato nel contesto cultuale, rituale o culturale per il quale era stato concepito;
- ha svolto tale funzione per un periodo possibilmente prolungato.
Un’opera che possieda integralmente queste caratteristiche deve essere considerata completamente autentica. Al contrario, l’indebolimento di uno o più di questi elementi riduce il grado di autenticità e, di conseguenza, l’interesse storico e collezionistico dell’oggetto.
Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli oggetti stilisticamente corretti ma prodotti per il commercio già in epoca antica, i cosiddetti souvenirs d’époque, che non furono mai sottoposti a un reale utilizzo rituale all’interno del contesto culturale originario.
Provenienza e collezionismo nell’Arte Africana
La nozione di provenienza nell’Arte Africana autentica varia in relazione al contesto storico-etnografico o collezionistico a cui ci si riferisce.
In ambito storico-etnografico, per provenienza si intendono il luogo di raccolta dell’opera, la data di acquisizione e l’identità del raccoglitore. A questi elementi possono aggiungersi informazioni relative alle circostanze dell’acquisizione, alla documentazione di campo e all’eventuale percorso museale dell’oggetto.
In ambito collezionistico, la provenienza comprende invece la successione delle collezioni pubbliche e private nelle quali l’opera è transitata, insieme alle eventuali partecipazioni a esposizioni, pubblicazioni in cataloghi, monografie e studi specialistici.
Possono inoltre essere considerate parte della provenienza anche alcune vicende commerciali, come vendite pubbliche, passaggi in case d’asta o cessioni museali. Tali informazioni devono tuttavia essere interpretate con prudenza e non considerate automaticamente come garanzia assoluta di qualità o autenticità.
Sia la provenienza storico-etnografica sia quella collezionistica rivestono una grande importanza, poiché contribuiscono a storicizzare l’opera, a consolidarne l’autenticità e a inserirla all’interno di una precisa storia del gusto, del collezionismo e della ricezione dell’arte cosiddetta “primitiva” nel panorama internazionale.
Bibliografia e confronti
- Susan Vogel, African Art, Western Eyes, per la critica dello sguardo occidentale.
- Ezio Bassani, studi sulla Scultura Africana nelle collezioni europee.


