Scultori e atelier Baule: due opere di Sakassou a confronto
La figura femminile Baule dell’atelier di Sakassou e la maschera ritratto dello stesso ambito, documentate nell’archivio Dalton Somaré, consentono di studiare il lavoro degli scultori attraverso due tipologie differenti. Entrambe sono datate all’inizio del XX secolo; la figura misura 55 centimetri ed è realizzata in legno e pasta di vetro, la maschera misura 33 centimetri ed è in legno. Il confronto mette al centro le scelte di costruzione e lavorazione che attraversano immagini destinate a funzioni diverse.
Nella figura femminile, la verticalità del corpo si combina con le gambe leggermente flesse e con una lieve variazione dell’asse fra busto e volto. La postura mantiene stabilità, ma introduce un movimento contenuto. L’acconciatura e le scarificazioni si integrano nella definizione della persona; il raccordo fra le parti del corpo permette di leggere il modellato senza separarlo dall’ornamento. Per confrontare opere di questo ambito, sono particolarmente utili le proporzioni, le transizioni fra torso e arti e il rapporto fra grandi superfici e dettagli incisi.
Nella maschera ritratto, la continuità dei volumi si concentra invece sul volto. La relazione fra fronte, sopracciglia, naso, guance e bocca deve costruire una presenza entro il formato della maschera. Acconciatura e scarificazioni completano questa organizzazione. Accostare maschera e statua rende visibile la differenza fra un’immagine che articola l’intero corpo e una che concentra il lavoro sulla superficie del viso. L’attribuzione all’atelier di Sakassou, riportata nelle schede, offre il quadro del confronto; l’esame delle forme ne sviluppa il contenuto.
La ricerca sugli artisti della Costa d’Avorio ha dedicato particolare attenzione alla distinzione fra tradizione regionale, personalità artistica e trasmissione delle competenze. La mostra African Masters del Museum Rietberg, del 2014, e il relativo catalogo presentano opere attribuite a scultori e gruppi di lavoro, mettendo in relazione lo studio stilistico con la documentazione disponibile. Questo metodo permette di considerare una scultura Baule anche come risultato di scelte individuali: proporzioni, ritmo delle incisioni e soluzioni del modellato possono costituire elementi di confronto fra opere.
Un nome di atelier non coincide automaticamente con la firma di un singolo autore. Per le due opere dell’archivio, il riferimento resta quello pubblicato dalla Galleria; non vi si aggiungono nomi personali o rapporti di apprendistato non documentati. La maschera è inoltre registrata nel catalogo 4 Masques Baoule du Cercle de Dimbokro, del 2023. L’articolo sulle maschere ndoma sviluppa il loro contesto performativo, mentre quello sui coniugi spirituali approfondisce le figure blolo. Qui l’attenzione si concentra sulla pratica scultorea: un modo per leggere insieme soggetto, qualità dell’intaglio e storia delle attribuzioni, dando sostanza all’idea di atelier.
Riferimenti e confronti
- Museum Rietberg, African Masters – Art from the Ivory Coast, mostra, 2014.
- Eberhard Fischer, Lorenz Homberger e altri, African Masters: Art from the Ivory Coast, Museum Rietberg / Scheidegger & Spiess, 2014.
- Didier Claes, 4 Masques Baoule du Cercle de Dimbokro, Bruxelles, 2023.


