Seconda metà del XIX – inizio del XX secolo
Legno, pigmenti e caolino
27 cm
Provenienza
Collezione Privata, Parigi
Dalton Somaré, Milano
Collezione Anna e Vittorio M. Carini, Bergamo
Maschere del Gabon meridionale
Le maschere del Gabon meridionale, in particolare quelle attribuite ai popoli Lumbu e Punu, costituiscono una delle espressioni più raffinate dell’Arte Africana dell’Africa centrale.
Utilizzate in contesti rituali legati alle società segrete e ai culti degli antenati, queste maschere svolgevano la funzione di mediare tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti.
Questa maschera Lumbu mukuyi, databile tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, era utilizzata nei rituali della società iniziatica Mwiri. Veniva indossata da danzatori maschi che impersonavano figure femminili idealizzate, secondo una tradizione diffusa in diverse culture dell’Africa centrale e occidentale.
La maschera rappresenta una visione idealizzata della femminilità, spesso interpretata come l’effigie di una giovane donna in lutto o in attesa della maternità. Questo duplice valore simbolico riflette la centralità del ciclo vitale e della continuità della comunità nelle pratiche rituali Lumbu.
Forma, acconciatura e presenza rituale
Il volto si distingue per armonia compositiva e grande raffinatezza scultorea. Gli occhi a mandorla, dal carattere introspettivo, conferiscono alla maschera una espressione sospesa e meditativa, tipica delle più alte produzioni Lumbu e Punu.
Elemento iconografico distintivo è l’acconciatura mitooki, composta da grandi trecce che si irradiano da una scriminatura centrale. Questo motivo compare non solo nelle maschere, ma anche nei guardiani reliquiari e nelle rappresentazioni storiche della fine del XIX secolo, contribuendo a definire un canone estetico riconoscibile nel panorama della scultura del Gabon.
L’uso del caolino bianco, combinato con pigmenti e superfici levigate, accentua il carattere spirituale della maschera. Il bianco è associato alla purezza e al mondo degli spiriti, mentre la luminosità del volto durante le danze rituali ne rafforzava la presenza scenica.
Questa maschera rappresenta un esempio significativo dell’arte rituale dell’Africa centrale, in cui idealizzazione estetica, funzione iniziatica e dimensione spirituale si fondono in una immagine di grande equilibrio e intensità.
