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Figure di potere Kongo: nkisi, nkondi e costruzione dell’autorità

Figura Magico-Religiosa, R.D. Congo, Dalton Somaré

Nkisi nkondi, Kongo, seconda metà del XIX secolo, legno, ferro e materia resinosa, 69,2 cm. Archivio Dalton Somaré.

Figure di potere Kongo: nkisi, nkondi e costruzione dell’autorità

La figura nkisi nkondi Kongo dell’archivio Dalton Somaré, della seconda metà del XIX secolo, permette di studiare una scultura attraverso il rapporto fra intaglio e materiali aggiunti. Il legno, il ferro e la materia resinosa sono parti costitutive dell’opera, alta 69,2 centimetri. La sua storia collezionistica comprende Helena Rubinstein a New York e successive raccolte private. I dati della scheda documentano così la vita dell’oggetto dopo la sua uscita dal contesto originario e offrono un punto di partenza per il confronto con esemplari museali.

Nkisi, al plurale minkisi, designa una categoria più ampia delle sole figure lignee. Il Metropolitan Museum documenta anche recipienti, involucri e assemblaggi con questa denominazione. Nella realizzazione delle sculture cooperavano l’intagliatore e lo nganga, lo specialista rituale responsabile delle sostanze e delle operazioni che rendevano efficace l’oggetto. La forma scolpita e la preparazione rituale appartenevano quindi a competenze complementari. La figura del Metropolitan, inv. 1979.206.127, con il suo insieme di materiali e involucri, offre un confronto utile per comprendere questa collaborazione.

Gli nkondi operavano nella protezione e nella regolazione dei rapporti sociali. Gli elementi metallici infissi potevano accompagnare giuramenti, accordi e richieste di intervento. La loro presenza sulla superficie mette in rapporto la scultura con una successione di azioni. Nell’esemplare Dalton Somaré, il confronto fra il corpo intagliato e l’accumulo del ferro consente di osservare come l’immagine resti riconoscibile entro la trasformazione della superficie. Non si tratta soltanto di un contrasto fra materiali: la loro combinazione partecipa alla costruzione dell’autorità della figura.

La Mangaaka del Metropolitan Museum, inv. 2008.30, alta 118 centimetri, documenta una particolare classe di figure legata all’amministrazione della giustizia. Il confronto illumina la relazione fra postura, scala e funzione sociale, senza estendere automaticamente il nome Mangaaka a ogni nkisi nkondi. L’articolo di Alisa LaGamma pubblicato nel Metropolitan Museum Journal nel 2008 situa quel corpus nella storia Kongo e nelle trasformazioni politiche del XIX secolo. Il nome della tipologia generale e l’identificazione di una classe specifica devono dunque mantenere il loro distinto valore.

Lo studio della conservazione è altrettanto significativo. Il contributo del Metropolitan sulla deconsacrazione delle Mangaaka mostra che la rimozione delle sostanze rituali poteva far parte della storia dell’oggetto. Una cavità vuota o la perdita di materiali richiede quindi una lettura documentata, insieme all’esame delle condizioni fisiche. Per l’opera d’archivio, i materiali registrati e la provenienza restano i dati di riferimento. Il confronto museale chiarisce i problemi da porre all’oggetto, senza sostituire alla sua documentazione una storia rituale ricostruita per analogia.

Riferimenti e confronti

  • Alisa LaGamma, “The Recently Acquired Kongo Mangaaka Power Figure”, The Metropolitan Museum Journal, 43, 2008.
  • Metropolitan Museum of Art, Nkisi, inv. 1979.206.127.
  • Metropolitan Museum of Art, Deconsecration of Mangaaka Figures in Africa, 2015.

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