Il fascino del Pacifico
Il “Grande Mare del Sud” raccontato da James Cook appare, nella visione europea del XVIII secolo, come un continente immenso e indefinito, fatto di acqua e di isole.
Nessun luogo sconosciuto, tra quelli rivelati dai viaggiatori del Secolo dei Lumi, ha suscitato un immaginario più potente di questo remoto angolo del pianeta.
“Incontaminati, buoni senza dio, giusti senza leggi”: così venivano idealizzati quei popoli lontani, divenuti simbolo di un confronto critico con il Vecchio Mondo, in un momento di profonda trasformazione culturale.
Oggetti tra materia e immaginazione
I vascelli tornavano carichi di piante, animali e oggetti sconosciuti: forme nuove, create da culture lontane, capaci di sorprendere per leggerezza e invenzione.
Queste opere, come intuì anche il pensiero surrealista del primo Novecento, sembrano appartenere a una dimensione sospesa, fatta di suggestioni marine, di vuoti e di accenni, più che di masse solide e definitive.
Arte oceanica: una visione dello spazio
Sono queste le opere che oggi definiamo arte oceanica: sculture e oggetti rituali in cui la forma non occupa lo spazio, ma lo suggerisce.
A differenza dell’arte africana, radicata nella forza della materia e della terra, l’arte oceanica sembra nascere dal mare: fluida, aperta, attraversata da un senso di movimento e leggerezza.
La mostra Pacific Winds
La Dalton Somaré dedica a questo universo la mostra “Pacific Winds”, la prima esposizione interamente consacrata all’arte oceanica.
Il titolo richiama volutamente un’ambivalenza di significati tipica della lingua inglese, evocando al tempo stesso i venti del Pacifico e le visioni che hanno accompagnato la scoperta di questi territori nel pensiero europeo del Settecento.
Informazioni
📍 Milano
📅 14 – 31 maggio 2024
Approfondimenti
scopri le opere di arte africana e art premier
consulta l’archivio della galleria
approfondisci il lavoro della Galleria





