Maschera facciale, Diula, Costa d’Avorio

Periodo: XIX secolo
Area: Mankono, Costa d’Avorio
Materiali: Lega di metalli non ferrosi
Altezza: 26 cm

Provenienza

Serge Schoffel, Bruxelles
Collezione privata, Parigi


Le maschere in metallo e l’archetipo proto Senufo

Le maschere in leghe non ferrose (dall’ottone allo stagno-piombo), fuse a cera persa, sono estremamente rare in Africa Occidentale. L’archetipo più’ antico e noto di questo tipo di maschere è l’esemplare considerato “proto Senufo” proveniente da un corredo funerario trovato alla frontiera della Costa d’Avorio e datato 11esimo/13esimo secolo, ora al Musée Royale pour l’Afrique Centrale, Tervuren. Questo archetipo presenta la tipologia “kpelye”, cioè è una composizione di elementi antropomorfi (il viso umano) e zoomorfi (le corna) e fa presumere che in esso convergano elementi delle maschere arcaiche zoomorfe sudanesi con quelli più naturalistici, propri della produzione Diula.

Di fatto la mancanza delle corna o di altri caratteri animaleschi distingue la maschera in oggetto dal modello “kpelye” classico e suggerisce che essa sia stata prodotta in uno dei villaggi Diula, pur se situati in territorio Senufo. Tra i Diula questo tipo di maschere, secondo le informazioni fornite dagli anziani dei villaggi, erano conosciute come do muso (la ragazza del do) e erano destinate a partecipare alle danze mascherate di questa società iniziatica.

Se si escludono le appendici laterali e le decorazioni ondulate che contornano il viso e alludono a cicatrici cosmetiche, l’unico elemento che emerge dal piano ordinato dei lineamenti e’ la protome a forma di testa femminile (come si desume dalle trecce che ordinano la pettinatura), che emerge dalla fronte. Questo particolare motivo si ritrova in un ristretto numero di altre maschere Diula, di cui la più nota e’ quella che si trova ora al Barbier-Müller Museum di Ginevra e che proviene dalla collezione dello scultore californiano William Moore. La protome della maschera al Barbier-Müller mostra, se si escludono le corna piatte orientate verso il basso, un’affinità così stretta con quella della maschera in oggetto, da rendere plausibile l’ipotesi che queste due maschere, se non dello stesso autore, siano quantomeno opera dello stesso circolo di fonditori.

Sul piano estetico vanno sottolineate la rigorosa, geometrica austerità della composizione dei lineamenti e l’autorevolezza espressiva che ne deriva, inoltre accresciuta dalla bella patina archeologica che ricopre la superficie del metallo.

Maschera facciale Diula, area di Mankono, Costa d’Avorio, XIX secolo, lega di metalli non ferrosi, vista di tre quarti
Maschera facciale Diula, area di Mankono, Costa d’Avorio, XIX secolo, lega di metalli non ferrosi, vista di profilo