Epoca: Fine XIX–inizio XX secolo
Cultura: Bembe, Repubblica Democratica del Congo
Materiali: Legno, porcellana
Altezza: 19 cm
Provenienza
Collezione Philippe Sohier (1961–2023), Francia
Epoca: Fine XIX–inizio XX secolo
Cultura: Bembe, Repubblica Democratica del Congo
Materiali: Legno, porcellana
Altezza: 19 cm
Collezione Philippe Sohier (1961–2023), Francia
Le statuette Bembe sono entrate relativamente tardi nelle collezioni europee: il primo esempio documentato è stato acquisito nel 1930 dal Musée de l’Homme di Parigi tramite una donazione di Victor Babette. Allo stesso modo, sono comparse comparativamente tardi nella letteratura, in particolare nell’opera di C. Kjersmeier Centre de Style de la Sculpture nègre africaine, pubblicata a Parigi nel 1935. William Fagg le ha descritte con efficacia nel catalogo della mostra di Parigi del 1964 100 Tribus, 100 Chefs d’Œuvre: «I Bembe devono essere considerati i maestri miniaturisti della scultura lignea africana… e [le statuette] sono spesso di qualità monumentale».
Sebbene scolpite secondo una grande varietà di convenzioni stilistiche, nessuna delle quali può essere associata a centri di produzione chiaramente definiti, le statuette biteki, letteralmente “figure scolpite”, venivano distribuite principalmente attraverso Mouyondzi, la capitale della regione Bembe. Lì, una sezione del mercato era tradizionalmente riservata agli scultori e ai venditori di rimedi della medicina tradizionale, e chiunque avesse bisogno di una biteki poteva acquistarne una.
In termini di funzione, le statuette Bembe rientrano in due categorie. La prima, a cui appartiene la figura in esame, aveva lo scopo di preservare la memoria di un antenato per le generazioni successive e può quindi essere considerata un ritratto convenzionalizzato. La seconda categoria veniva concepita per uno scopo magico-religioso, agendo come ricettacolo di una “forza” che poteva essere di natura magica, politica o terapeutica. Le effigi degli antenati provenienti dalla regione di Mouyondzi si distinguono per la presenza di una cavità ricettacolo. Questa può essere nascosta all’interno di un elemento a forma di prisma che funge da sedile oppure, come nel presente esemplare, può assumere la forma di un’apertura nella zona anale.
Una caratteristica condivisa dalla grande maggioranza delle statuette Bembe è la trama di segni corporei che si estende dal petto all’addome. Queste scarificazioni, così caratteristiche della statuaria Bembe, possono indicare l’identità e lo status sociale dell’individuo rappresentato, oppure possono essere motivi decorativi convenzionali scelti dallo scultore. In effetti, quando agli informatori veniva chiesto di spiegarne il simbolismo, essi affermavano che il loro scopo era semplicemente quello «de faire beau», ovvero rendere bella la figura. Vi sono buone ragioni per ritenere che i segni corporei eseguiti ad alto rilievo abbiano preceduto gli esempi incisi, che sono quindi caratteristici delle statuette più recenti.
La stragrande maggioranza delle figure Bembe raffigura individui in piedi, come esemplificato da questa rappresentazione di un’antenata donna, che è di eccezionale qualità scultorea. Nessun significato simbolico specifico sembra essere associato a queste posture, sebbene in questo caso la posizione delle mani, con i palmi rivolti verso l’alto, potrebbe essere interpretata come un gesto di offerta ai suoi discendenti.


