Maternità Phemba, Yombe, R.D. del Congo

Opera d’archivio — non disponibile
Già presso Dalton Somaré. L’opera non è più in possesso della Galleria; questa scheda ne conserva la documentazione.

Epoca: Fine del XIX secolo – inizio del XX secolo
Materiali: Legno e vetro
Dimensioni: 39 cm

Provenienza

J.J. Klejman, New York
Collezione Privata, Los Angeles
Dalton Somaré, Milano
Collezione Privata, Milano

Esposizioni

Parcours des Mondes, Parigi, settembre 2018
Classic Contemporary Primitive, Dalton Somaré, Milano, novembre 2018

Pubblicazioni

Winter Bruneaf, catalogo, Bruxelles, gennaio 2019


Phemba Yombe: maternità ancestrale e naturalismo congolese

Questa straordinaria scultura Yombe rappresenta uno dei più alti esempi della statuaria del bacino del Congo, celebre per il suo intenso realismo formale, la forza espressiva e l’antichità delle opere conservate. Le maternità Yombe, conosciute con il termine phemba, occupano un ruolo centrale nella storia dell’Arte Africana antica e sono oggi considerate tra le tipologie più importanti della scultura Kongo.

Il termine phemba identifica la madre ancestrale, la fondatrice del lignaggio o la donna associata alla continuità della vita e della discendenza. La funzione di queste figure si collocava nel contesto dei culti della fertilità e della maternità, all’interno di una più ampia concezione della donna come principio generatore e intermediaria tra il mondo dei viventi e quello degli antenati.

Le figure femminili sedute con una creatura distesa sulle gambe sono state a lungo interpretate in modo errato come immagini di lutto materno. In realtà, secondo numerosi studi sull’iconografia Kongo, la figura secondaria deve essere letta come un simbi, uno spirito-bambino proveniente dal regno ancestrale, a cui la madre conferisce accesso alla vita terrena. L’immagine assume quindi un significato cosmologico e spirituale, più che narrativo o sentimentale.

Questa scultura costituisce un esempio eccezionale del cosiddetto “naturalismo congolese”, una corrente stilistica sviluppatasi nell’area Kongo e probabilmente influenzata, almeno in parte, dalla presenza delle immagini sacre introdotte dai Portoghesi a partire dal XVI secolo. L’assimilazione di elementi naturalistici europei non annulla però la struttura simbolica africana, che rimane pienamente dominante nella costruzione dell’immagine.

La figura femminile è rappresentata secondo i canoni classici della statuaria Yombe: la testa leggermente inclinata verso l’alto, il collo massiccio che sostiene il busto eretto e le gambe incrociate definiscono una postura di autorevolezza e concentrazione rituale. Le proporzioni della testa sono volutamente enfatizzate, sottolineando il valore spirituale e intellettuale attribuito alla persona rappresentata.

Le sopracciglia arcuate incorniciano palpebre pesanti, mentre il naso dalle narici dilatate e le labbra carnose semiaperte suggeriscono il soffio vitale e la presenza interiore. Nonostante la poderosa costruzione volumetrica del volto, l’espressione conserva una qualità estatica e contemplativa che contribuisce alla forza emotiva dell’opera.

La figura appare quasi priva di ornamenti, ad eccezione degli orecchini originariamente sospesi ai lobi perforati. Il rango sociale e il ruolo simbolico della maternità sono affidati soprattutto alle scarificazioni sul petto e sulla schiena, rese con notevole precisione naturalistica e delicatezza esecutiva. Questi dettagli rafforzano il carattere sacrale della scultura e testimoniano l’altissimo livello raggiunto dalla tradizione artistica Yombe.