Maschera Nkaki, Lwalwa, R.D. del Congo

Inizio del XX secolo
Legno e pigmenti
31 cm

Provenienza

Collezione Privata, Connecticut
Pace Primitive, New York
Dalton Somaré, Milano
Collezione Celestine Clamra, New York

Pubblicazioni

Masks, Dalton Somaré, Milano, 2012, pp. 54-55


Maschere Lwalwa e arte del Congo

Le maschere Lwalwa sono certamente tra le espressioni più originali dell’Arte Africana dell’Africa centrale. I Lwalwa appartengono ai gruppi stanziati nella regione in cui il fiume Kasai segna il confine tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Angola.

Prive di relazioni dirette con altri grandi sistemi stilistici dell’area, le maschere Lwalwa si distinguono per caratteristiche formali estremamente coerenti e immediatamente riconoscibili. Il naso, eccezionalmente prominente, si prolunga fino alla fronte ed è sormontato da una acconciatura segnata da una cresta centrale.

Gli occhi, rettangolari e allungati, sono spesso sottolineati da una linea bianca che termina in corrispondenza delle scarificazioni sulle tempie. La bocca sporgente e il mento appuntito completano la rigorosa simmetria del volto, contribuendo a creare una immagine di forte intensità plastica e presenza.

Funzione rituale e uso iniziatico

Un cordone di fibre vegetali, fissato attraverso un foro praticato nella bocca della maschera, veniva trattenuto tra i denti dal danzatore per mantenere la maschera stabile davanti al volto durante le performance rituali.

Le donne e i bambini non potevano assistere alle cerimonie in cui queste maschere venivano utilizzate, in particolare durante il ngongo, la fase conclusiva del primo ciclo di iniziazione maschile legato alla circoncisione.

Queste antiche maschere rituali Lwalwa rappresentano uno degli esempi più radicali e riconoscibili della scultura del Congo, caratterizzati da una sintesi formale estrema, da una potente presenza simbolica e da una straordinaria autonomia stilistica.