Epoca: XIV secolo
Materiali: Lega di rame
Dimensioni: 38 cm
Provenienza
Collezione privata, Oregon, 1997
Christie’s, New York, marzo 2014
Collezione privata, Milano
Pubblicazioni
Himalayan Art Resources, item n° 30578
Descrizione
L’arte tibetana del XIV secolo si sviluppa in un contesto di intensa interazione tra buddhismo e tradizione Bon, sistema religioso autoctono del Tibet precedente all’introduzione del buddhismo nell’VIII secolo. Questa compenetrazione ha dato origine a un patrimonio iconografico complesso, in cui divinità, simboli e pratiche delle due tradizioni si influenzano reciprocamente. La scultura di Kunzang Akor si inserisce in questo contesto come rara testimonianza della produzione plastica Bon.
La divinità è rappresentata in dhyanasana, la postura della meditazione, seduta su un doppio trono a loto. Le mani sono raccolte in grembo in gesto di concentrazione interiore, mentre lo sguardo abbassato esprime uno stato di profonda introspezione. La figura indossa un dhoti aderente ed è ornata da gioielli e collane finemente lavorati, segni di elevato rango spirituale. Il capo è sormontato da una tiara elaborata che racchiude una capigliatura raccolta in uno chignon voluminoso.
Ai lati del corpo si sviluppano motivi floreali di loto da cui emergono una svastica e un vaso rituale. La svastica simboleggia l’eternità e la stabilità cosmica, mentre il vaso indica l’abbondanza spirituale e la realizzazione interiore: entrambi sono attributi distintivi di Kunzang Akor. La divinità è associata a Shenla Okar, principio originario della tradizione Bon. Sebbene spesso sia presente la lettera sacra “A” sul petto, la sua assenza in questo caso non compromette la leggibilità iconografica.
A differenza della pittura, la scultura in lega metallica occupa un ruolo particolarmente significativo nella tradizione Bon. La tridimensionalità consente una presenza più diretta e concreta della divinità nello spazio rituale e meditativo. Le sculture Bon del periodo medievale tibetano sono relativamente rare e di grande interesse per il collezionismo internazionale. Questo esemplare rappresenta un’importante testimonianza del dialogo tra buddhismo e tradizione autoctona tibetana. L’opera si inserisce nel più ampio contesto dell’arte himalayana, accanto a opere buddhiste come le sculture del Gandhara e del Nepal.


