Sadakshari Avalokiteshvara, Tibet centrale, XIII secolo. Inchiostro, colori coprenti e oro su tessuto, 21,2 × 22,4 cm.
Provenienza
Collezione privata, Milano
Opere correlate
Avalokiteshvara e il buddhismo tibetano
Avalokiteshvara, il Bodhisattva della Compassione, occupa una posizione centrale nel buddhismo tibetano ed è venerato come incarnazione della misericordia universale.
Nella tradizione religiosa tibetana gli viene attribuita la trasformazione del Tibet in una terra consacrata al Dharma, attraverso la diffusione del mantra Om Mani Padme Hum, la formula sacra che racchiude l’essenza della compassione.
Iconografia di Sadakshari Avalokiteshvara
L’opera raffigura la divinità nella forma di Sadakshari Avalokiteshvara, il “Signore delle Sei Sillabe”.
Il Bodhisattva è rappresentato seduto in posizione di padmasana su un cuscino di loto, con le mani giunte in anjali mudra, gesto di devozione strettamente legato alla recitazione del mantra.
Ai lati compaiono due figure di assistenti in atteggiamento reverenziale, che rafforzano il carattere devozionale della composizione.
Il pantheon buddhista
Nel registro inferiore sono raffigurate le dee Tara, principali emanazioni femminili di Avalokiteshvara e importanti divinità protettrici del buddhismo tibetano.
La parte superiore, oggi perduta, doveva probabilmente includere ulteriori divinità o figure di lignaggio, secondo la struttura gerarchica tipica della pittura tibetana.
Tecnica e linguaggio pittorico
Nonostante le dimensioni contenute, l’opera presenta un’elevata raffinatezza tecnica.
I pigmenti minerali profondi, la modellazione elegante delle figure e la composizione armoniosa sono arricchiti da un uso esteso dell’oro, visibile nei gioielli e nelle aureole.
Influenze stilistiche
Queste caratteristiche sono tipiche della pittura tibetana antica e riflettono le forti influenze delle tradizioni artistiche del Kashmir e del Nepal.
Tali influenze contribuirono in modo determinante alla formazione del linguaggio visivo del Tibet tra il XII e il XIII secolo, in continuità con la più ampia tradizione dell’arte orientale antica.
Rarità e collezionismo
Le opere di questo primo periodo della pittura tibetana sono relativamente rare.
Questo esemplare si distingue per la ricchezza cromatica, la delicatezza esecutiva e l’intensità spirituale della figura centrale, rendendolo un importante esempio di arte buddhista medievale.
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