Maschera, Dan, Area Toura, Costa d’Avorio

Opera d’archivio — non disponibile
Già presso Dalton Somaré. L’opera non è più in possesso della Galleria; questa scheda ne conserva la documentazione.

Epoca: Inizio del XX secolo
Materiali: Legno, patina nera, ferro
Dimensioni: 53 cm

Provenienza

Philippe Larue, Parigi

Pubblicazioni

Masks, Dalton Somaré, Milano, 2012, pp. 14-15


Arte Dan e area Toura

La scultura Dan della Costa d’Avorio e della Liberia è caratterizzata da una straordinaria capacità di coniugare forza espressiva e rigore formale. Le popolazioni Toura, culturalmente e linguisticamente affini ai Dan e ai Mano, hanno sviluppato un linguaggio plastico autonomo, riconoscibile per la potenza delle forme e per la tensione dinamica delle superfici.

Questa maschera antropomorfa può essere associata alla figura di Yina, genio guerriero della tradizione Toura, entità legata alla forza, alla protezione e alla difesa della comunità. Nel contesto rituale, queste maschere non rappresentano semplicemente un volto, ma incarnano una presenza attiva, capace di manifestarsi durante le cerimonie attraverso la danza e la performance.

La morfologia della maschera si basa su una tensione tra due principi apparentemente opposti. Da un lato, la struttura del volto è organizzata secondo una rigorosa simmetria assiale, che conferisce stabilità e solennità all’immagine. Dall’altro, le protuberanze frontali introducono una dimensione dinamica e potente, come se l’energia interna della figura si proiettasse verso l’esterno. L’architettura del volto è costruita attorno a un asse centrale che, dalla fronte alla punta del naso, divide la maschera in due metà perfettamente bilanciate. I tratti sono volutamente massicci e compatti, contribuendo a creare un’immagine di grande autorità e mistero, mentre la sottile fessura degli occhi impedisce di riconoscere il volto del danzatore, trasformandolo in una presenza sovrumana. Questo elemento è fondamentale nella funzione rituale della maschera, che non rivela ma nasconde, creando una distanza tra il mondo umano e quello spirituale.

La patina nera, profonda e compatta, accentua la forza plastica dell’opera e testimonia il suo utilizzo rituale. L’inserimento di elementi metallici contribuisce a rafforzare il carattere aggressivo e potente della figura.