XIX secolo
Legno con patina nera lucida
25 cm
Provenienza
Robert Duperrier, Parigi
Collezione privata, Bergamo
Dalton Somaré, Milano
Collezione Sindika Dokolo, Bruxelles
Pubblicazioni
V. Carini, A Hidden Heritage. Sculture Africane in Collezioni Private Italiane, Dalton Somaré, Milano 2004, p. 121
Elena Martinez-Jaquet, Regards de Marchands, Primedia, Bruxelles – Paris, 2009
Masks, Dalton Somaré, Milano, 2012, pp. 30-31
Maschere Dan e arte dell’Africa occidentale
Nel loro contesto originario, le maschere Dan erano utilizzate sia durante cerimonie pubbliche sia nei rituali iniziatici della società segreta Poro. Tradizionalmente custodite dalle donne anziane del clan, apparivano in pubblico come presenze protettrici e manifestazioni del soprannaturale. La natura impersonale della maschera era accentuata dalle strette fessure degli occhi, che occultavano l’identità del portatore e rafforzavano la percezione di una presenza spirituale.
Forma, geometria e presenza rituale
L’interazione fluida dei piani, il raffinato naturalismo dei tratti e la sensibilità del modellato fanno di questa maschera un esempio straordinario della maestria degli artisti Dan e della loro capacità di elevare il canone tradizionale verso una forma di perfezione prossima all’astrazione.
La costruzione della maschera si basa su una geometria rigorosa organizzata attorno a due assi perpendicolari: uno orizzontale attraversa il volto all’altezza degli occhi, mentre l’altro scende verticalmente dalla fronte al mento, definendo la simmetria complessiva della composizione.
Il volto è inscritto in un ovale perfetto e originariamente era incorniciato da raffinate intrecciature di fibre che formano l’acconciatura, culminando in due trecce laterali. Gli occhi, distanziati e ridotti a fessure, conferiscono all’espressione una qualità impersonale ma penetrante.
La bocca suggerisce una giovanile sensualità attraverso il volume delle labbra leggermente dischiuse. Al tempo stesso, l’espressione raccolta e quasi sofferente del volto contribuisce a rafforzare il carattere spirituale e protettivo della maschera.
Tra gli elementi distintivi si riconoscono la fronte prominente, la struttura compatta del volto, gli occhi semichiusi sopra palpebre gonfie e la bocca aperta in un gesto improvviso di ammonimento. La patina nera lucida, spesso definita “sudata”, presenta appropriati segni d’uso che testimoniano una lunga vita rituale e una costante cura devozionale.
Questa superficie morbida e luminosa accentua l’aura di distacco e sacralità dell’opera, contribuendo a fare di questa maschera Dan una delle testimonianze più significative della scultura rituale dell’Africa occidentale.
