Buddhismo Mahayana e Vajrayana: immagine, compassione e pratica rituale
Il buddhismo si sviluppò a partire dagli insegnamenti del Buddha storico Siddhartha Gautama e, nel corso dei secoli, diede origine a differenti tradizioni. Le scuole oggi ricondotte al cosiddetto Piccolo Veicolo, "Hinayana", pongono l’accento sul percorso individuale verso la liberazione e trovano la loro espressione storica più importante nel buddhismo Theravada, diffuso soprattutto nello Sri Lanka e nel Sud-Est asiatico. Il Mahayana, o “Grande Veicolo”, amplia invece l’ideale della salvezza universale attribuendo un ruolo centrale alla compassione e all’impegno del bodhisattva: essere che, prossimo al risveglio, rimane nel mondo per contribuire alla liberazione di tutti gli esseri senzienti.
Questo orizzonte dottrinale spiega la grande importanza delle immagini di Avalokiteshvara, Manjushri, Tara e di numerose altre figure compassionevoli e protettive.
Il Vajrayana, o “Veicolo del Diamante”, sviluppa forme rituali e iconografiche particolarmente complesse. L’immagine non è solo oggetto devozionale, ma parte di una pratica meditativa strutturata. Divinità pacifiche, irate, mandala, attributi rituali e gesti codificati traducono visivamente percorsi interiori, trasformazioni spirituali e metodi di contemplazione.
Dal punto di vista storico-artistico, Mahayana e Vajrayana permettono di comprendere la varietà della scultura buddhista in India, Nepal, Tibet e nell’Himalaya. Ogni figura deve essere letta come combinazione di forma, dottrina e funzione. La qualità plastica dell’opera è inseparabile dalla sua capacità di rendere visibile una presenza spirituale e una pratica rituale.
Bibliografia e confronti
- Paul Williams, Mahayana Buddhism, per il quadro dottrinale del Grande Veicolo.
- Robert Beer, The Handbook of Tibetan Buddhist Symbols, per simboli e attributi vajrayana.
- Rubin Museum of Himalayan Art, per confronti su arte buddhista himalayana.
- Metropolitan Museum of Art, Buddhism and Buddhist Art, per sintesi storico-artistica.


